25 marzo 2011

Perso lungo la strada A.

Sto rileggendo i vecchi discorsi, le vecchie idee, il vecchio modo di essere, di fare, forse addirittura di pensare. Perchè chiedete voi? Beh credo sia per cercare risposte a quesiti di oggi, punti interrogativi nuovi, davanti ai quali sto decisamente perdendo la bussola (nonchè ore di studio, la dignità e soprattutto il sorriso). Conversazioni nate dal nulla sulla scia di un paio di begli occhi e che in parte avevano già un testo scritto, qui dentro nella mia testa, nel mio tempio dell'egocentrismo più sfrenato, SimplyBiagio. Rileggo e rispolvero parole che in buona parte non sento più mie. In fondo questo credo sia un bene. E' l'ulteriore conferma del cambiamento, o meglio dell'evoluzione...Chissà forse ho davvero messo pesi sui due bracci della bilancia tali da far agitare meno l'ago, oscillazioni più calme. Non ho bisogno di conferme, non su quello che è stato il mio viaggio...Mi chiedo solo se in questo pozzo di monologhi sul mio mondo, su quello che è stato c'era qualcosa che potesse aiutarmi a sciogliere questo enigma. Ci sono molte cose che avrei voluto dire, nonostante sia io ad aver detto "adesso basta chiacchiere"...Così tante che mi chiedo se in fondo non sia proprio io quello che in realtà non cerca altro che comprensione.

Qualcuna è qui.
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Il problema sono sempre e solo io? Il centro di tutto deve essere sempre me stesso? E' solo egoismo quello che mi muove? Bah può essere...a questo punto tutto può essere. Però io il mondo lo vivo filtrato attraverso questi occhi, queste orecchie...Non posso capire te se non passando attraverso di me. E no, non è facile.

24 marzo 2011

Rue de Cascades

Il flusso morde via la pietra, abbandona la pozza e riprende a scendere. Si fa strada tra certezze e dubbi, fra brividi e paure. Nel quarzo affilato si scava il nuovo letto sulla scia della speranza, scommettendo che una speranza, in fondo, ci sia. Laggiù sulla sponda di marmo bianco combatte, graffia e scalfisce. Dall'altra parte si apre una ferita, sgorga una nuova sorgente di lacrime felici che si gettano nel fiume desiderato.
Non più due rivoli paralleli, ma affluenti del medesimo corso. Gocce di vita prede delle onde che si confondono e si riconoscono nel riflesso dell'altra.
Vedo gli occhi del cacciatore d'oro impolverato che si alzano al cielo per lo splendore dei sassi sul fondo del setaccio, gioielli di sorridente giallo prodotti dalle acque adesso aurifere.
Non puoi costruire un argine granitico che contenga la marea di pensieri nè la diga che arresti il vortice di parole confuse o strozzate, fermate sulle labbra dal tuo sorriso.

22 marzo 2011

Human

Ho l'amaro in bocca.

La fortuna sorride radiosa nel cielo e il Destino guida il mio braccio sicuro, senza dubbio sulla strada del bene, del giusto...per me. Ci sono voluti anni a colmare il vuoto che ci separa, a costruire la scala che porta a Te, assi inchiodate con giunti arrugginiti, recuperate dalla spuma del mare che trascina via tutto. Ma là in cima mi perdo in Te e non tremo, non piango, non sospiro. Libero dal morso del serpente nero che avvelena il mondo io non sono altro che ciò che Tu fai, ciò che Tu muovi.

Peccatore sono allora nello sputare sulla tua giustizia e bontà.

Perchè ancora una volta volgo sguardo in basso? Mai i pioli hanno smesso di cigolare sotto i piedi, ma mai io ho voluto discenderli...

Ancora a Te mi affido, fammi ancora Tuo strumento.

26 febbraio 2011

Quelle poche cose che val la pena narrare

Il fatto che qui non si parli più delle minchiate del venerdì sera non significa certo che siano cessate.
Cosa dire di un'unica notte, venerdì, in cui vieni interrogato fino alle 11? In cui poi, costretto a rimanere al cospetto di Sua Maestà il Chiarissimo Professore per far da testimone all'ultimo della lista - nonostante il voto già intascato - finisci con l'addormentarti? Una cosa sola: indimenticabile. Le porte del reparto si spalancano, corri in mezzo alle viuzze di Careggi col sorriso stampato sulle labbra, la voce si fa strada da sola lungo la laringe per poi esplodere in una valanga di urla e disturbi della quiete pubblica da svegliare mezzo reparto di piccoli pazientini che riposano nei loro lettini...E poi, in macchina, amici, birra, vodka&gin&lemon soda, negroni, ballare e urlare, combattere tra sonno, freddo e alcool - e qualche monologo di dubbia interpretazione - viene giù tutto (palpebre comprese).
Combattere, sempre. Contro se stessi se non c'è qualcun altro. Ora però basta.

12 febbraio 2011

Ludovico Van


L'aveva scritta senza mai poterla ascoltare.
Il vecchio burbero, finito di sfogliare lo spartito, si voltò. Aveva finito di dirigere un'orchestra muta e mai una volta, da che era sul palco, aveva volto lo sguardo verso la platea...Cos'avrebbero pensato di quella musica nata dal cuore e non dall'orecchio, partorita nel silenzio di una mente esiliata da anni, dodici quasi, dal mondo del rumore e delle parole?
La leggenda vuole che il teatro di Vienna esplose in un applauso enorme, e cinque volte gli spettatori si rizzarono sulle sedie per salutare il vecchio e la sua creatura, l'ultima.