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6 aprile 2014

Mi chiamo Biagio

“Quando scrivi ancora qualcosa?” Suona strano anche a me, ma è una domanda che mi viene rivolta abbastanza spesso. "Quando avrò qualcosa da dire". A dirla tutta però, i pensieri non mancano, seppur non mi sforzi di trascriverli. La risposta vera è quindi un po' più complessa e noiosa, e ve la risparmio; vi dico solo che parlo troppo per poi avere anche voglia di buttar giù due righe.



È passato molto tempo dal mio ritorno da Praga. Forse due anni possono non sembrare molti, ma quando vivi in centro a Firenze gomito a gomito con gente di tutto il mondo, 730 giorni si traducono in altrettanti volti che non riesci a rivedere nella memoria, nomi che hai scordato e giornate che non sai più raccontare. I “compagni monoporzione” - per parafrasare Fight Club – vanno e vengono con l’alternarsi delle stagioni e dei semestri, scanditi dalle immancabili feste universitarie, le sessioni di esami, i concerti e via dicendo. Lo spettacolo si ripete uguale e divertente, seppur con nuovi attori.
 S’inizia col non accettare più amicizie su Facebook e si finisce col provare una sottile insofferenza verso l’entusiasmo e il desiderio di farsi conoscere delle masse di stranieri che abitano il tuo soggiorno o l’altra parte del tavolo nel locale.

Mi ricordo bene come mi sentivo nel Settembre 2011 con un biglietto per la Repubblica Ceca in una mano e il cappello nell’altra: immaginate di avere la possibilità di lasciarsi alle spalle ciò che fate, dove vivete - praticamente chi siete – per poter riscrivere da capo la vostra vita, coi soldi dell’Unione Europea e circondato da coetanei nella vostra identica situazione. Un Erasmus è per definizione una persona di buon umore e disposizione, e questo perché conosce esattamente quanto tempo gli rimane e non vuole passarlo incastrato nelle stupide logiche sociali di tutti i giorni. Rimanere antipatico a qualcuno richiede troppo impegno, non vale neppure la pena di rispondere alle scortesie. Qualsiasi serata del cazzo si illumina riscoprendo l’eterna verità della frase “se non lo faccio adesso, non lo farò mai più”, e così anche il metallarone si mette la camicia bianca per andare in discoteca e il fighetto si ritrova a fare campeggio trai boschi o a bere una birraccia nella peggiore delle bettole infestate di fumo e vichinghi.
Io nella fattispecie, affascinato dalle bionde e algide Praghesi, partii col chiaro scopo di trombarmele tutte (anche se poi non passò neanche un mese prima che m’innamorassi come una pera cotta di un’italiana). Anche questo rientra nell’effetto Erasmus©, che ha il potere di tirare fuori il lato più positivo dalle persone. A onor di cronaca è importante citare anche altri esemplari di Erasmus che infestano le città. Ci sono, ad esempio, i pesci fuor d’acqua, che non si sanno adattare un briciolo al clima/cibo/orario/lingua, e che trascorrono le serate su Skype lamentandosi di quanto la pomarola fatta con i pomodori tedeschi sia sciapa; i miei preferiti sono invece i cagacazzo, quelli che hanno sviluppato l’incredibile superpotere di trovare (e spiegare a tutti i presenti) almeno 50 buoni motivi per cui nel loro paese di origine le serate sono più fighe, le ragazze più facili, la musica più bella etc etc. Insomma, ogni gruppo Erasmus ha le sue pecore nere, come tutte le buone famiglie.

Perché vi racconto ora tutto questo? Beh perché adesso vivo l’altro lato della medaglia, the dark side of the Erasmus - per così dire. L’assenza di un’occupazione fissa, l’appartamento nel centro della vita notturna fiorentina e una splendida coinquilina brasiliana sono tre motivi più che sufficienti per avere sempre nuove persone che gironzolano per casa e che si stupiscono di conoscere un medico allegro e colla barba rossa.
Non riesco più a stringere legami, e la verità è che comincio a pensare di non volerlo neanche più fare. Sono fortunato a poter contare su due mani gli amici veri, che rimangono nonostante le nostre vite non si incrocino mai, ma al tempo stesso sono una persona sostanzialmente sola, alle prese coll'arduo compito di doversi ripresentare da capo ogni sera. “Ciao, mi chiamo Biagio”.

Alla mia festa di laurea fiorentina in appartamento conoscevo meno della metà delle 150 persone che ballavano la mia musica e calpestavano il mio parquet. C’è poi una ventina di persone che ogni anno comincia a frequentare assiduamente casa mia: mi raccontano chi sono e cosa vogliono fare nella vita; mi parlano dei loro amori, se credono in Dio, cosa trovano di assurdo dell’Italia; s’innamorano, si baciano, vanno a letto insieme, si ubriacano…insomma, vivono. Poi vanno via, per un po’ scrivono, altri fanno fotografie, i più si deprimono. Io resto sempre qui, a parlare delle donne e del vino, degli anni passati in prima linea sol cappello in testa e l’allegria nello stomaco. Ho sempre un pubblico nuovo che per cortesia o per l’effetto Erasmus©, non storce mai la bocca quando sono io a dare la mia interpretazione dei massimi sistemi, di come gira il mondo e del perché “la vita è bella nonostante il mondo sia una merda”.
“È molto più facile portarsi a letto una persona che conoscerla davvero”, ormai in questa battuta io ci sguazzo senza tanti pensieri o remore. Forse avrei bisogno di un po’ più di serietà e spiritualità…ma la verità è che per queste cose c’è sempre tempo, e soprattutto non interessano a nessuno tranne che al diretto interessato, e cioè, a me. La conversazione è molto sopravvalutata, e se uno deve aprire bocca per dire le solite sacrosante banalità privo della minima convinzione, allora farebbe meglio a bere una birra e fare il cretino. Se notate una vena di cinismo o di rassegnazione nelle mie parole, vi prego però di non confonderle per nichilismo o depressione. Le regole del gioco sono queste, vanno accettate e se possibile imparare ad aggirarle. Il difficile è essere contenti nonostante questo, ma alla fine il provare ad esserlo è l’unica cosa per cui vale davvero la pena impegnarsi.
Dal mio canto l’unica cosa buona che sono riuscito a fare in questi mesi è di non aver preso in giro nessuno ed essere sincero, al limite della spietatezza. Dire la verità è la difesa migliore da ogni cazzata grossa che puoi fare verso te stesso. Riscrivendo un pelo l’imperativo categorico kantiano, direi che sto cercando di vivere senza fare qualcosa di cui poi potrei aver vergogna a parlarne. Voglio non avere segreti. Inutile dire che spesso vengo preso per un mezzo matto o il più contorto dei bugiardi. Il fatto è che nella mia condizione di amicone di tutti – e di nessuno – pochissimi prestano attenzione a quello che dico, e a me va bene così: purtroppo o per fortuna le persone che valgono qualcosa non crescono sugli alberi e quelle di cui mi importa davvero sono ancora meno. È a me stesso e basta che devo la mia coerenza, e ci vuole un bel fegato per farlo - anche solo per digerire tutto l’alcol che questo comporta.

Insomma, credo di avervi spiegato perché non ho voglia di scrivere - anche se avevo detto che ve lo avrei risparmiato - ma come sempre non sono riuscito a starmene zitto.

Voglio essere chiaro, a me tutto questo piace, o comunque sia è il meglio che riesco a fareNon so per quanto tempo durerà, e la cosa strana è che in Via Verdi 13 sono l’unico a non saperlo.

18 febbraio 2012

Hey Moon

Scaricare sugli altri la responsabilità del proprio malessere sembra essere lo sport nazionale, ed in questo senso io potrei essere davvero il campione d'Italia.

Qui nella terra del gelo e della birra è difficile ritrovare quella esuberanza che si celava dietro ogni mio gesto fino a non più di 2 mesi fa, e mi faceva guardare con disprezzo e irriconoscenza alla vita passata, a casa. Molte cose sono cambiate ultimamente: il ritorno natalizio in Italia mi ha sconvolto. Un misto di senso di colpa, ansia e paura per il futuro che mi ha letteralmente reso insopportabili le mura casalinghe; non è molto mascolino l'ammetterlo, ma ho passato metà delle mie giornate a piangere. Non riuscivo a trovare un solo buon motivo per tornare, una sola cosa bella per cui valesse la pena riprendere la vita da dove l'avevo troncata il 27 Settembre scorso. Annegato nel mio lago di commiserazione e rabbia verso cittadini e università connazionali, sono caduto nel più detestabile degli errori: il pessimismo; disturbo che mi sono portato dietro con me fino alla casetta rosa di Husitska 65. Che il bicchiere possa essere mezzo pieno o mezzo vuoto lo sanno tutti, quello che il detto non dice è che con lo stesso identico bicchiere in mano, a seconda di come lo si guardi puoi essere il ragazzo più felice di tutta Praga o il più lamentoso. Sveglia alle 7 per quasi tre mesi e mezzo - ho frequentato più corsi quaggiù che in cinque anni di università fiorentina - un freddo glaciale da fare gioire quando il termometro riporta temperature superiori ai - 10, e poi ansia da esami, come non ho mai avuto, come non è giustificabile avere in Erasmus. Ho passato i primi giorni di questo 2012 a lamentarmi di quello che avevo da fare, a guardare con rabbia e invidia a chi non era appesantito da tali obblighi e che nonostante ciò non si divertisse affatto, a puntare il dito contro ogni possibile fattore che avesse sconvolto il mio mondo di Erasmus, altrimenti perfetto.
Mille esami e con un biglietto di ritorno in mano, nel vuoto del bicchiere ciò che rimane è amarezza e coscienza della mia immaturità.

Dopo tanto accorati chiarimenti sul brutto di questi giorni, credo sia ora di parlarvi del bello: se guardando indietro al recentissimo passato scorgo un po' di rimorsi per le esagerazioni mancate, le feste abbandonate troppo presto, le persone rimaste sconosciute per troppo tempo e una certa invidia per chi si è divertito con più ragazze di me (ghgh), quando volgo lo sguardo a chi è qui accanto a me, tutte le pecche svaniscono in una nuvola di ricci neri. Perchè vedete, qui accanto a me c'è la Luna, il mio tesoro scovato nella città d'oro e delle cento torri.
Ogni ragazzo, in preda ad un po' di vergogna nei confronti degli altri giovani single incalliti, vittima di eccessiva presunzione e orgoglio per la propria salvezza dalla solitudine, ma anche un po' sinceramente felice e rapito dagli occhi di lei, parlando della propria ragazza e della propria relazione finirà sempre col dire le solite cose, e cioè che lei è perfetta, che la loro storia è diversa, che loro assieme si divertono tanto, che da quando l'ha conosciuta ogni cosa è più bella...Io non voglio questa ostentazione di chissà quale gloria, non me ne frega niente di esporre il fianco a complimenti o a prese per il culo. Lei è cosa mia, non è questione che deve essere sbandierata qua e là, se scrivo di lei è solo per riconoscenza, ed è a lei che rivolgo queste parole.
Hai visto il peggior Francesco, egocentrico, testardo, piacione, lamentoso, astioso, pessimista, ansioso, cialtrone, parolaio, immodesto, continuamente ubriaco e, perchè no, anche ingrassato...e l'unica cosa che hai fatto è stato stringerti attorno a me e prenderti cura dei miei deliri. Ho sempre pensato che la mia vita fosse speciale, ho sempre cercato di seguire trame invisibili che mi portassero fuori dalla banalità della routine e che mi facessero scoprire i segreti del mondo...adesso sento che ciò che rende fuori dal comune questo periodo, sei tu. La promessa di migliorare, di crescere, è continuamente abusata e immancabilmente fallita...io ti dico solo che ho paura di perderti e di deluderti.
Sarà qualcosa nei miei occhi, nella mia testaccia, oppure è qualcosa sulle tue labbra, nel tuo sorriso, qualcosa che scivola sulla cascata dei tuoi crini mori...o magari tutte queste cose assieme, ma io sono felice, con te.


Scaricare sugli altri le responsabilità del proprio malessere è odioso e facile. Rendere grazie per la propria felicità spero risulti un po' più dolce.

22 novembre 2011

Perdono


Scusate il silenzio.
Ero impegnato a inseguire la mia vita.

La credibilità di una persona si costruisce tutti i giorni, non con le chiacchiere ma con i fatti, le cure e le premure che ogni singola creatura richiede. In questo senso la mia si sta quotidianamente dissolvendo.
Siate indulgenti però, non mi giudicate adesso che tutto é lontano e diverso da voi. Non sono mai stato un campione d'altruismo, e quest'avventura é mia soltanto, voi semplicemente non ci siete. Io non sono bravo a misurare le parole e so che l'entusiasmo è irritante almeno quanto il lamentarsi, quindi per la nostra amicizia vi chiedo di accontentarvi del mio silenzio. La voglia di raccontare è grande, ma non sarebbe uno scambio equo: non riesco neppure a comprendere quello che succede a me, non riuscirei mai a prestare davvero orecchio a cose così lontane da me come lo sono le vostre. Spero davvero che tutto vada bene e che non abbiate il tempo di pensare alla mia assenza, tutti presi dalle vostre esistenze di cui tornerò a chiedere e a farne parte, ma non adesso. Parlo molto di voi. Non mi si può conoscere senza di voi e quello che abbiamo condiviso o ciò che da voi ho imparato.

Questo però è il mio luogo di confessioni, ed è proprio una confessione quella che sto per fare.
Sono partito sicuro che sarebbe stata una stagione unica della mia vita. Lo è, poco da aggiungere, quello che non sapevo e che non volevo era il trovarvi qualcosa che non può rimanere costretto in così poco tempo, in così poco spazio. La corsa al nuovo per farlo mio in un solo semestre, è già persa. Non riuscirò mai a portare via con me quello che ho qua, non tornerò a mani piene e più ricco.

Io voglio la Luna.

22 ottobre 2011

Czech Jobs

Non ho tempo. Ogni secondo che passa mi manca come le bollicine che affannose risalgono verso la superficie schiumosa. La testa si perde guardando il fondo di questo mare freddo, grigio, nuovo. Insomma lo immaginate, la novità di questa condizione di Erasmus non ha pochi riflessi sulla mia salute mentale. Tante persone, tanti posti, tanti esami, il tutto concentrato in cinque mesi di pura alienazione dalla propria normale esistenza. Preso e piantato laddove niente ricorda il verde dei campi di Masiano, o le bianche case quadrate della mia campagna, quelle con le tegole di cotto imbrunito che si allugano ad abbracciare i cortili con le loro aie e gli orci. Nessuna vecchietta coi capelli rossicci sulla sedia a parlare dei morti col postino o con chiunque altro abbia il buon cuore o la curiosità di ascoltare. Niente Ombrone, niente vivai a perdita d'occhio. Vivere qui non è così difficile per me come le mie parole potrebbero far intuire: sono Toscano, sono Pistoiese e sono Bottegonese, ma il legame con la mia terra non sta davvero nel non poter aprire gli occhi ogni mattina senza vedere il campanile di S.Angelo. Amo quei luoghi come si ama un fratello della tua età, e cioè litigandoci e offendendosi a vicenda, sottolineando con ogni respiro e gesto quelle che sono le nostre infinite differenze, che sono almeno quante le somiglianze. Ma quando ogni graffio svanisce e l'offesa si dimentica, dopo aver sentito sulla propria pelle l'inadeguatezza dell'altro, non rimane che un sentimento immutabile, che è il volersi bene. E così io voglio bene alla mie piazze e alle mie vie, ai cimiteri bianchi e ai campi, gli innumerevoli campi di Piuvica. Un fratello, la tua città, le tue persone te le porti dietro. Mi mancano. Ma ad ognuno di noi mancano molte cose. I pochi che non dicono questo e non lo sentono, sono i soli veri felici. A me manca anche Praga, manca l'Europa e le metropoli. Mancano le lingue straniere, le feste gremite di sconosciuti, gli occhi di ghiaccio che ridono al sentire il mio accento così caratteristico del Bel Paese. Vi sembra strano che mi manchino le cose che ho qui tutti giorni? Non è forse la mancanza l'altra faccia del desiderio? E allora io voglio quello che già ho qui alla distanza di due braccia...il che ad una prima lettura sembrerebbe una definizione della felicità, ma non lo è fino in fondo, non la mia almeno. Forse il problema sta solo nel modo che ho io nel fare mie le cose del mondo.
Perdonate il gran rigirio di parole, ma sapete io non credo che esistano le cose semplici, siamo noi che le rendiamo tali dandogli un nome e un cassetto in cui nasconderle nella nostra testa, quindi forse per spiegare a voi ciò che io sento e non riesco ad esprimere non posso far a meno di dargli una forma verbale più concisa: Stay hungry, stay foolish. La citazione è tuttaltro che autocelebrativa e tantomeno è un invito a fare altrettanto: nonostante affolli le bacheche della maggior parte dei miei amici virtuali e venga ripetuta da giorni come un mantra per il successo da parte di giornalisti e passanti, essa ricorda tanto l'elisir dell'infelicità che avvelena il cuore di tanti, che poi magari sono i giovani.
Ecco come mi sento: affamato, folle. E badate che la novità di questa condizione non sta nella sua qualità, io ho sempre fame, ma nella quantità. Qui va tutto molto veloce. E io corro, ho ricominciato a correre. La velocità con cui si muovono i treni è scienza, quella con cui nascono le idee e i sentimenti è poesia: non si misura, si sente...non manca il fiato, manca poco tempo alla fine di questa tappa e le gambe non sanno ancora correre così veloce da stare dietro al mondo che gira. Ma che voglia, che voglia.

5 ottobre 2011

Expectations


Questa prima settimana giunge infine al termine. Vivere da soli probabilmente non assomiglia a questo. Ma questo mi piace. Aldilà delle ovvie libertà che uno si prende in termini di sveglia, sonno, cibo e pulizie, ci sono anche quelle (che a ben vedere assomigliano quasi ad obblighi) di farsi conoscere ogni sera da sconosciuti e non ricordare il nome o semplicemente il volto di chiunque abbia avuto la sfortuna di interagire col fastidioso italiano di turno (che poi sarei io).
L'inglese è una grande cosa. Lo si può dire solo quando la barriera che separa due persone si abbassa e permette di farsi un'idea di chi c'è lì davanti con quegli occhi azzurri che ti fissano. Qui ci sono tanti sconosciuti quanti ne vuoi. Quanti ne voglio io? Non lo so, davvero non lo so. I "conosciuti" sono tutta la mia vita che è un po' come dire il passato e il presente. Gli altri adesso sono il futuro. Ed io sinceramente non sono il tipo che si fa spaventare dall'ignoto o dal domani...semmai è proprio l'incapacità a gustarmi l'oggi e tantomeno lo ieri una delle madri dei miei problemi.
Il tempo è per la prima volta grigio oggi.
Vi scrivo dalla mia scrivania bianca, nel'appartamento bianco, nel condominio rosa colla facciata liberty e il negozio di ricostruzione unghie e pedicure che abita il piano terra assieme ad un ferramenta. Dalla finestra solo altre finestre che riflettono il grigio del cielo e le inferriate lavorate con motivi floreali che fanno da parapetto a due file di terrazze affacciate sul cortile.
Anche questo momento sta per finire.
Un amico una volta ha detto che la vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli. Questo io sento e io credo, anche se so che non tutti lo condividono. Vivere seguendo invisibili legami che tengono assieme realtà cui non hai accesso se non col tuo naso e il tuo stomaco andando alla ricerca proprio di questi momenti è faticoso e probabilmente del tutto sconsiderato, ma è l'unico modo che conosco nonostante lo sforzo tremendo di mantenere un presa razionale sul vero che mi circonda. Questo lo dico perchè la magia di questi giorni è già svanita per lasciare il posto all'attesa del prossimo: sono finalmente in arrivo i due compagni di avventura. Non credo riuscirò più a lasciarmi andare a questo modo alla malinconia o semplicemente a perdermi nella nube di pensieri che così rapida si annerisce in questa stanzetta...e in fin dei conti è un bene. Salvato dagli amici.
Alcune news: ho fatto la mia prima lavatrice, niente male direi anche se di stirare ovviamente non se ne parla. Ho acquistato un'invitante bottiglia di latte fresco che poi si è rivelata essere volontariamente inacidito (lo vendono come tale), una bevanda che ho scoperto essere inaspettatamente apprezzata da queste parti. Ed infine...no, non c'è niente altro che si possa scrivere pubblicamente su internet mi dispiace, ma mi sto divertendo, tanto.
Lo sapete no? Per conoscere un locale pieno di gente, si comincia da destra e si finisce a sinistra...Non sono mai riuscito ad arrivare all'altra parete per ora, ma ci stiamo attrezzando per farlo.

2 ottobre 2011

These days


Cari amici eccoci giunti dunque al primo racconto della vita praghese che il nostro Francesco/Biagini/Biagio/Bia/Naso sta conoscendo. Praga è la città d'oro e un motivo per cui si sia guadagnata un appellativo così adulatorio ci dovrà pur essere, non credete? Se anche fossi capace di spogliarla di tutti i pensieri, i sogni, le paure, le emozioni e i vanti che mi suscita anche solo pronunciarne il nome, nelle mie parole usate per raccontarvela, ci trovereste comunque qualcosa per cui vale la pena prendere un aereo e mettersi a scoprirla. Tanti discorsi per affermare nient'altro che mi ha rapito. Anche fisicamente a pensarci bene. Non molti conoscono il mio gusto, che non si limita ad impormi di vestire più o meno come uno sciagurato ed ascoltare improbabili gruppetti d'oltreoceano che vendono circa 16 copie in Italia...e questo credo sia sostanzialmente colpa della mia attenzione, divenuta poi negli anni abitudine, al non scontrarsi con l'opinione altrui. Chi ha intravisto un po' il colore della mia natura però dovrebbe sapere che e come io sia, in tutto e per tutto, un grandissimo rompicoglioni. Questo va precisato perchè non avrebbe senso per me il dire semplicemente che Praga è una bella città, non senza ricordare a tutti quanto scasso il cazzo su tutto normalmente. E allora qui lo dico e lo sottoscrivo: Praga è una figata. Abito in Zizkov, quartiere noto come il più ricco di birrerie di tutt'Europa, cosa che oltre ad essere un gran vanto, costituisce sicuramente la migliore garanzia che riuscirò a dare tutti gli esami che ho sul piano di studi (ahahahah). Abbiamo partecipato ad un gioco di benvenuto per gli Erasmus: Zizkov Run, una corsa per il quartiere collezionando informazioni sul circondario nonchè mezzo litro di Pilsener ad ogni birreria segnata sulla mappa. Non ricordo le risposte se devo essere sincero (e a dirla tutta non credo di averle neppure cercate). Una piccola curiosità: qui la Pilsener è più o meno la bevanda nazionale nonchè la principale fonte di fluidi. Comunque,per chiunque interessi, sto bene. Le preoccupazioni non mancano, così come la stanchezza e le minchiate burocratiche da svolgere. La spina conficcata nel fianco che più brucia al momento ha un nome ed un cognome, è abbastanza alto ma soprattutto è un mio grandissimo amico. Non vedo l'ora di abbracciarlo. Tralasciando le cose brutte che non dirò mai neppure sotto tortura (questo almeno finchè non ho uno dei soliti cambi repentini di umore e sentimenti, il che succede più o meno biquotidianamente) volevo solo ricordare che anche se non ho salutato tutti come volevo, non sono scappato da voi. Voi siete miei e vi riprendo tutti appena torno. Sono molto eccitato a momenti, abbastanza da non sentire assolutamente null'altro che voglia e fame; altre volte mi sento molto tranquillo e pensieroso, forse anche un po' spaventato...in entrambi i casi in questa città credo di poter trovare un posto per ambedue queste tendenze. Vi scrivo seduto su un bellissimo pratino, all'ombra della facoltà di Arte, che si staglia proprio di fronte al teatro della Filarmonica Ceca, e si specchia nelle acque irrequiete della Moldava. Davanti a me il Ponte Carlo è gremito di turisti che appaiono poco più grandi di smarties che rotolano tra una statua di un cardinale e di un cavaliere. Non posso contare le torri e le guglie che fanno capolino da sopra questi tetti spioventi. E quanto fa fico il dirlo... Ieri notte siamo stati in un parco buissimo che celava un bunker sovietico antiatomico, adesso divenuto la cosa più simile ad un centro sociale che ho visto finora. La birra faceva schifo, e anche l'acustica in effetti non era il massimo, ma vi assicuro che non erano questi i problemi maggiori che abbiamo affrontato. Esperienza unica e di cui vado fiero, sul serio. Vi abbraccio tutti. Ps: il Ministero del Turismo Italiano ha organizzato qui in città l'Italy Magic Tour, che consta di un enorme camion superaccessoriato con tanto di ristorante mobile, circondato da un palco e vari stand allestiti per l'occasione, dove finti pizzaioli travestiti rallegrano i turisti facendo acrobazie mentre fanno ruotare la pasta della pizza. Puoi anche farti fotografare vestito da pulcinella o da arlecchino. Infine puoi anche assaggiare dei veri piatti di pasta italiana. Lascio a voi il commento.

23 settembre 2011

Ciao

Gli opposti si toccano e si fondono tra loro, dandosi un senso a vicenda e definendo cos'è il primo e cosa non è il secondo. Una verità spicciola che forse fa ancora un certo effetto quando la si prova sulla propria pelle. Secondo questo ragionamento, l'inizio segna e definisce la fine, giusto?
L'inizio del viaggio cerchia di rosso sul calendario la data della fine di ciò cui non so dare altro nome che la mia vita. C'è poco tempo in effetti per piangerne la scomparsa, o forse l'ibernazione, ed è giusto così...e anche se non fosse proprio giusto va comunque bene. E' un inizio come un altro a pensarci un po' su, che come sempre si porta dietro aspettative e paure. Le mie me le tengo per me, anche solo per non dover poi rendere conto a nessuno della loro soddisfazione o meno.
Negli ultimi tempi ho capito molto di me, rimango sul vago nel dire "quanto" e "cosa"...non sono cose che si afferrano con la mente o con le parole: la conversazione è molto sopravvalutata. Forse dovrei dire che ho provato cosa sono io. "Provato", che significa sentirlo con la mia pancia, ma anche testarlo e dimostrarlo con le azioni.
La novità non sta nel contenuto, non sono diverso, nè mi ci sento. Non solo non si può cambiare quello che si è, ma fa sorridere anche il semplice pensare di poterlo comprendere. La questione non sta in "chi sono io", piuttosto nel realizzarlo. E questo lo si fa alla cieca, guidati dallo stomaco, al punto di dubitare anche della propria testa se si crea un conflitto. Questo va capito e difeso.
Adesso non rimane che dare ascolto alla propria natura e non tradirla, non più di tanto almeno. Chissà cosa ne può nascere se trapiantata altrove? Non lo so anche se ho tutta l'intenzione di scoprirlo.

Simply Biagio si rifa il trucco inspirandosi alla città d'oro, dove trascorrerò i prossimi 6 mesi.
Spero vi piaccia.