22 marzo 2012

Felicitá

Una cosa che credo di aver capito come vera è che la felicitá non nasce dalla nostra idea di ciò che è perfetto, dall'idea di bene e di buono. Non viene negata dalla tristezza o svelata dall'allegria. Non coincide colle nostre ambizioni o i sogni. Ogni giorno vedo sgretolarsi sempre più la mia idea di famiglia perfetta che mi ha coccolato per tutta la vita, sento sbriciolarsi la sicurezza della casa e la protezione dei miei genitori, del mio stesso sangue. Vedo la malattia crescere in chi amo, la sento fredda accanto a me. Trovo problemi che non hanno soluzione, e domande cui forse una risposta non c'è. Piango mentre scrivo. Ma io sono felice.

18 febbraio 2012

Hey Moon

Scaricare sugli altri la responsabilità del proprio malessere sembra essere lo sport nazionale, ed in questo senso io potrei essere davvero il campione d'Italia.

Qui nella terra del gelo e della birra è difficile ritrovare quella esuberanza che si celava dietro ogni mio gesto fino a non più di 2 mesi fa, e mi faceva guardare con disprezzo e irriconoscenza alla vita passata, a casa. Molte cose sono cambiate ultimamente: il ritorno natalizio in Italia mi ha sconvolto. Un misto di senso di colpa, ansia e paura per il futuro che mi ha letteralmente reso insopportabili le mura casalinghe; non è molto mascolino l'ammetterlo, ma ho passato metà delle mie giornate a piangere. Non riuscivo a trovare un solo buon motivo per tornare, una sola cosa bella per cui valesse la pena riprendere la vita da dove l'avevo troncata il 27 Settembre scorso. Annegato nel mio lago di commiserazione e rabbia verso cittadini e università connazionali, sono caduto nel più detestabile degli errori: il pessimismo; disturbo che mi sono portato dietro con me fino alla casetta rosa di Husitska 65. Che il bicchiere possa essere mezzo pieno o mezzo vuoto lo sanno tutti, quello che il detto non dice è che con lo stesso identico bicchiere in mano, a seconda di come lo si guardi puoi essere il ragazzo più felice di tutta Praga o il più lamentoso. Sveglia alle 7 per quasi tre mesi e mezzo - ho frequentato più corsi quaggiù che in cinque anni di università fiorentina - un freddo glaciale da fare gioire quando il termometro riporta temperature superiori ai - 10, e poi ansia da esami, come non ho mai avuto, come non è giustificabile avere in Erasmus. Ho passato i primi giorni di questo 2012 a lamentarmi di quello che avevo da fare, a guardare con rabbia e invidia a chi non era appesantito da tali obblighi e che nonostante ciò non si divertisse affatto, a puntare il dito contro ogni possibile fattore che avesse sconvolto il mio mondo di Erasmus, altrimenti perfetto.
Mille esami e con un biglietto di ritorno in mano, nel vuoto del bicchiere ciò che rimane è amarezza e coscienza della mia immaturità.

Dopo tanto accorati chiarimenti sul brutto di questi giorni, credo sia ora di parlarvi del bello: se guardando indietro al recentissimo passato scorgo un po' di rimorsi per le esagerazioni mancate, le feste abbandonate troppo presto, le persone rimaste sconosciute per troppo tempo e una certa invidia per chi si è divertito con più ragazze di me (ghgh), quando volgo lo sguardo a chi è qui accanto a me, tutte le pecche svaniscono in una nuvola di ricci neri. Perchè vedete, qui accanto a me c'è la Luna, il mio tesoro scovato nella città d'oro e delle cento torri.
Ogni ragazzo, in preda ad un po' di vergogna nei confronti degli altri giovani single incalliti, vittima di eccessiva presunzione e orgoglio per la propria salvezza dalla solitudine, ma anche un po' sinceramente felice e rapito dagli occhi di lei, parlando della propria ragazza e della propria relazione finirà sempre col dire le solite cose, e cioè che lei è perfetta, che la loro storia è diversa, che loro assieme si divertono tanto, che da quando l'ha conosciuta ogni cosa è più bella...Io non voglio questa ostentazione di chissà quale gloria, non me ne frega niente di esporre il fianco a complimenti o a prese per il culo. Lei è cosa mia, non è questione che deve essere sbandierata qua e là, se scrivo di lei è solo per riconoscenza, ed è a lei che rivolgo queste parole.
Hai visto il peggior Francesco, egocentrico, testardo, piacione, lamentoso, astioso, pessimista, ansioso, cialtrone, parolaio, immodesto, continuamente ubriaco e, perchè no, anche ingrassato...e l'unica cosa che hai fatto è stato stringerti attorno a me e prenderti cura dei miei deliri. Ho sempre pensato che la mia vita fosse speciale, ho sempre cercato di seguire trame invisibili che mi portassero fuori dalla banalità della routine e che mi facessero scoprire i segreti del mondo...adesso sento che ciò che rende fuori dal comune questo periodo, sei tu. La promessa di migliorare, di crescere, è continuamente abusata e immancabilmente fallita...io ti dico solo che ho paura di perderti e di deluderti.
Sarà qualcosa nei miei occhi, nella mia testaccia, oppure è qualcosa sulle tue labbra, nel tuo sorriso, qualcosa che scivola sulla cascata dei tuoi crini mori...o magari tutte queste cose assieme, ma io sono felice, con te.


Scaricare sugli altri le responsabilità del proprio malessere è odioso e facile. Rendere grazie per la propria felicità spero risulti un po' più dolce.

22 novembre 2011

Perdono


Scusate il silenzio.
Ero impegnato a inseguire la mia vita.

La credibilità di una persona si costruisce tutti i giorni, non con le chiacchiere ma con i fatti, le cure e le premure che ogni singola creatura richiede. In questo senso la mia si sta quotidianamente dissolvendo.
Siate indulgenti però, non mi giudicate adesso che tutto é lontano e diverso da voi. Non sono mai stato un campione d'altruismo, e quest'avventura é mia soltanto, voi semplicemente non ci siete. Io non sono bravo a misurare le parole e so che l'entusiasmo è irritante almeno quanto il lamentarsi, quindi per la nostra amicizia vi chiedo di accontentarvi del mio silenzio. La voglia di raccontare è grande, ma non sarebbe uno scambio equo: non riesco neppure a comprendere quello che succede a me, non riuscirei mai a prestare davvero orecchio a cose così lontane da me come lo sono le vostre. Spero davvero che tutto vada bene e che non abbiate il tempo di pensare alla mia assenza, tutti presi dalle vostre esistenze di cui tornerò a chiedere e a farne parte, ma non adesso. Parlo molto di voi. Non mi si può conoscere senza di voi e quello che abbiamo condiviso o ciò che da voi ho imparato.

Questo però è il mio luogo di confessioni, ed è proprio una confessione quella che sto per fare.
Sono partito sicuro che sarebbe stata una stagione unica della mia vita. Lo è, poco da aggiungere, quello che non sapevo e che non volevo era il trovarvi qualcosa che non può rimanere costretto in così poco tempo, in così poco spazio. La corsa al nuovo per farlo mio in un solo semestre, è già persa. Non riuscirò mai a portare via con me quello che ho qua, non tornerò a mani piene e più ricco.

Io voglio la Luna.

22 ottobre 2011

Czech Jobs

Non ho tempo. Ogni secondo che passa mi manca come le bollicine che affannose risalgono verso la superficie schiumosa. La testa si perde guardando il fondo di questo mare freddo, grigio, nuovo. Insomma lo immaginate, la novità di questa condizione di Erasmus non ha pochi riflessi sulla mia salute mentale. Tante persone, tanti posti, tanti esami, il tutto concentrato in cinque mesi di pura alienazione dalla propria normale esistenza. Preso e piantato laddove niente ricorda il verde dei campi di Masiano, o le bianche case quadrate della mia campagna, quelle con le tegole di cotto imbrunito che si allugano ad abbracciare i cortili con le loro aie e gli orci. Nessuna vecchietta coi capelli rossicci sulla sedia a parlare dei morti col postino o con chiunque altro abbia il buon cuore o la curiosità di ascoltare. Niente Ombrone, niente vivai a perdita d'occhio. Vivere qui non è così difficile per me come le mie parole potrebbero far intuire: sono Toscano, sono Pistoiese e sono Bottegonese, ma il legame con la mia terra non sta davvero nel non poter aprire gli occhi ogni mattina senza vedere il campanile di S.Angelo. Amo quei luoghi come si ama un fratello della tua età, e cioè litigandoci e offendendosi a vicenda, sottolineando con ogni respiro e gesto quelle che sono le nostre infinite differenze, che sono almeno quante le somiglianze. Ma quando ogni graffio svanisce e l'offesa si dimentica, dopo aver sentito sulla propria pelle l'inadeguatezza dell'altro, non rimane che un sentimento immutabile, che è il volersi bene. E così io voglio bene alla mie piazze e alle mie vie, ai cimiteri bianchi e ai campi, gli innumerevoli campi di Piuvica. Un fratello, la tua città, le tue persone te le porti dietro. Mi mancano. Ma ad ognuno di noi mancano molte cose. I pochi che non dicono questo e non lo sentono, sono i soli veri felici. A me manca anche Praga, manca l'Europa e le metropoli. Mancano le lingue straniere, le feste gremite di sconosciuti, gli occhi di ghiaccio che ridono al sentire il mio accento così caratteristico del Bel Paese. Vi sembra strano che mi manchino le cose che ho qui tutti giorni? Non è forse la mancanza l'altra faccia del desiderio? E allora io voglio quello che già ho qui alla distanza di due braccia...il che ad una prima lettura sembrerebbe una definizione della felicità, ma non lo è fino in fondo, non la mia almeno. Forse il problema sta solo nel modo che ho io nel fare mie le cose del mondo.
Perdonate il gran rigirio di parole, ma sapete io non credo che esistano le cose semplici, siamo noi che le rendiamo tali dandogli un nome e un cassetto in cui nasconderle nella nostra testa, quindi forse per spiegare a voi ciò che io sento e non riesco ad esprimere non posso far a meno di dargli una forma verbale più concisa: Stay hungry, stay foolish. La citazione è tuttaltro che autocelebrativa e tantomeno è un invito a fare altrettanto: nonostante affolli le bacheche della maggior parte dei miei amici virtuali e venga ripetuta da giorni come un mantra per il successo da parte di giornalisti e passanti, essa ricorda tanto l'elisir dell'infelicità che avvelena il cuore di tanti, che poi magari sono i giovani.
Ecco come mi sento: affamato, folle. E badate che la novità di questa condizione non sta nella sua qualità, io ho sempre fame, ma nella quantità. Qui va tutto molto veloce. E io corro, ho ricominciato a correre. La velocità con cui si muovono i treni è scienza, quella con cui nascono le idee e i sentimenti è poesia: non si misura, si sente...non manca il fiato, manca poco tempo alla fine di questa tappa e le gambe non sanno ancora correre così veloce da stare dietro al mondo che gira. Ma che voglia, che voglia.

5 ottobre 2011

Expectations


Questa prima settimana giunge infine al termine. Vivere da soli probabilmente non assomiglia a questo. Ma questo mi piace. Aldilà delle ovvie libertà che uno si prende in termini di sveglia, sonno, cibo e pulizie, ci sono anche quelle (che a ben vedere assomigliano quasi ad obblighi) di farsi conoscere ogni sera da sconosciuti e non ricordare il nome o semplicemente il volto di chiunque abbia avuto la sfortuna di interagire col fastidioso italiano di turno (che poi sarei io).
L'inglese è una grande cosa. Lo si può dire solo quando la barriera che separa due persone si abbassa e permette di farsi un'idea di chi c'è lì davanti con quegli occhi azzurri che ti fissano. Qui ci sono tanti sconosciuti quanti ne vuoi. Quanti ne voglio io? Non lo so, davvero non lo so. I "conosciuti" sono tutta la mia vita che è un po' come dire il passato e il presente. Gli altri adesso sono il futuro. Ed io sinceramente non sono il tipo che si fa spaventare dall'ignoto o dal domani...semmai è proprio l'incapacità a gustarmi l'oggi e tantomeno lo ieri una delle madri dei miei problemi.
Il tempo è per la prima volta grigio oggi.
Vi scrivo dalla mia scrivania bianca, nel'appartamento bianco, nel condominio rosa colla facciata liberty e il negozio di ricostruzione unghie e pedicure che abita il piano terra assieme ad un ferramenta. Dalla finestra solo altre finestre che riflettono il grigio del cielo e le inferriate lavorate con motivi floreali che fanno da parapetto a due file di terrazze affacciate sul cortile.
Anche questo momento sta per finire.
Un amico una volta ha detto che la vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli. Questo io sento e io credo, anche se so che non tutti lo condividono. Vivere seguendo invisibili legami che tengono assieme realtà cui non hai accesso se non col tuo naso e il tuo stomaco andando alla ricerca proprio di questi momenti è faticoso e probabilmente del tutto sconsiderato, ma è l'unico modo che conosco nonostante lo sforzo tremendo di mantenere un presa razionale sul vero che mi circonda. Questo lo dico perchè la magia di questi giorni è già svanita per lasciare il posto all'attesa del prossimo: sono finalmente in arrivo i due compagni di avventura. Non credo riuscirò più a lasciarmi andare a questo modo alla malinconia o semplicemente a perdermi nella nube di pensieri che così rapida si annerisce in questa stanzetta...e in fin dei conti è un bene. Salvato dagli amici.
Alcune news: ho fatto la mia prima lavatrice, niente male direi anche se di stirare ovviamente non se ne parla. Ho acquistato un'invitante bottiglia di latte fresco che poi si è rivelata essere volontariamente inacidito (lo vendono come tale), una bevanda che ho scoperto essere inaspettatamente apprezzata da queste parti. Ed infine...no, non c'è niente altro che si possa scrivere pubblicamente su internet mi dispiace, ma mi sto divertendo, tanto.
Lo sapete no? Per conoscere un locale pieno di gente, si comincia da destra e si finisce a sinistra...Non sono mai riuscito ad arrivare all'altra parete per ora, ma ci stiamo attrezzando per farlo.