Ho l'impressione che troppo spesso il valore di un oggetto si misuri sulla base di quante siano le persone a cui piace. Ciò è giusto nella misura in cui il gusto delle persone rispecchia un effettivo potere discriminante tra ciò che vale o meno.
Ho l'impressione che troppo poco le persone sappiano cos'è che gli piace veramente. Ciò sarebbe falso se non ci fossero scienze che studiano il modo giusto per vendere loro i calzini e le idee.
Ho l'impressione che solo pochi sappiano davvero quello di cui sto parlando, e che molti leggeranno sentendosi trai pochi eletti con accesso ad una verità nascosta.
Ho l'impressione che questo giochino perverso faccia male a tutti. Io non so spiegare perchè una cosa è dolce agli occhi o solletica al palato. Non so dire cos'è che la rende bella. So solo che è più facile per me scoprire che mi piace quando non è già stata sulla bocca di tutti. Solo così mi fido dei miei sensi.
12 aprile 2011
I desideri lasciati al sole, muoiono come limuli sfiancati dal rituale dell'amore. Carcasse straziate che anneriscono il mondo. Esche per pescatori di lumache.
Solo dieci minuti prima pulsavano nelle arterie e gonfiavano i ventricoli. Persi nella linfa che bagna tessuti e pensieri esplodono come benzina all'unisono col cuore. Devono stare lì.
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poesia
8 aprile 2011
Tiche
Non riuscite anche voi ogni tanto a scorgere quella sottile rete di fili che uniscono paesi e persone, mobili e quadri, partite e giornali, gatti e semafori? Fievoli lucine che vanno, portandosi dietro tutto. E' difficile notarle, specie col naso poggiato sui libri o se troppo presi a contare giorni e ore prima di chissà quale delle 10000 scadenze che ci attendono. Eppure ogni tanto sei lì, proprio in mezzo alla ragnatela di lumini, e riesci a vedere com'è che gli alberi si piegano spinti dal vento e perchè il vecchietto sta attrevarsando la strada esattamente ora. Ti rendi conto che se avessi spento la sigaretta 30 secondi prima ti saresti perso una risata, un saluto, la litigata di due sconosciuti, il tizio che corre a fermare il carro attrezzi...Senti che non potevi stare che lì, con le cuffie nelle orecchie, e che l'ipod non poteva che mettere proprio quella canzone, che negli occhi non potevi avere che quei colori e quelle facce. Non poteva che andare così, tutto così maledettamente giusto da non poter essere diversamente. Ci sono attimi che nobilitano un'ora, un giorno, un mese.
Sapete come si chiama questa magica forza che muove il mondo e gli astri, ma - molto più importante - le auto e gli scooter, le nuvole e le foglie, voi e me? Fortuna. Ed è solo quando hai i piedi poggiati sulle sue morbide orme che forse sai che quello è il sentiero giusto, quello che dovevi fare, quello che un po' hai scelto e un po' ti ha scelto. Le decisioni non prese, quelle odiate, quelle subite...per un momento sembrano tutte davvero le tue. Intendiamoci, tu non capisci niente, non col cervello. Lo sai.
Cos'è la fortuna? La fortuna è quando le cose vanno e tu vai con loro, senza bisogno di forzare o di spingere. Niente guerre o desideri, lamenti o maschere...tu segui il tuo filo in questa selva di batuffoli e di liane, nella speranza di ascoltare bene i consigli sospirati dal vento e le parole nascoste tra i raggi di sole, indovinare i segreti celati nell'incontro casuale, nel treno soppresso, nella macchina accostata...e di finire proprio lì dove stava scritto, da sempre, ovunque esso sia.
E' buffo come siano i miopi a dare dei ciechi a chi cieca non lo è. Cieca un cazzo.
29 marzo 2011
Simply Biagio 6.0
Serata a casa, la prima da...un bel po' di tempo effettivamente.
Ho rimesso apposto il blog. Il nuovo layout che avevo provato ad usare si vedeva male.
Mi sono limitato ad aggiustare qualche immagine che avevo già creato sul modello vecchio e...voila.
Cosa aspettarsi da Simply Biagio 6?
Secondo voi?
Ah sì, visualizzazione ottimale per risoluzioni superiori a 1280 x 1024 e con Firefox 3.6 o superiori.
Ho rimesso apposto il blog. Il nuovo layout che avevo provato ad usare si vedeva male.
Mi sono limitato ad aggiustare qualche immagine che avevo già creato sul modello vecchio e...voila.
Cosa aspettarsi da Simply Biagio 6?
Secondo voi?
Ah sì, visualizzazione ottimale per risoluzioni superiori a 1280 x 1024 e con Firefox 3.6 o superiori.
27 marzo 2011
Libro Bianco
Quante sono le pagine che vi hanno fatto tremare? Quali parole sono passate dalla carta per tatuarsi sulla vostra pelle? Cosa si legge sulle mie mani, sul mio naso?
Sono curioso. Che le ricordi o meno le incisioni che ci sono qui, le mie...le ho già assaporate. No no...la mia curiosità è rivolta verso le vostre. Non sono un bravo lettore...non quanto magari ci tengo ad apparire o quanto forse qualcuno mi ritiene tale. Qualche libretto l'ho sfogliato sì: ho sfilato la copertina colorata e non mi sono limitato alle figure...Probabilmente questo è già molto di più di quanto diversi altri facciano. Ma non basta.
Ci sono tomi che non riesco neppure ad aprire...figuriamoci a leggerli. Pagine fitte fitte di caratteri bizzarri, lettere che si confondono e non sembrano mai due volte comporre le stesse sentenze. Già è tremendamente arduo aprire una pagina a caso e sforzarsi di capire la trama, le avventure passate, ridare un senso logico ai capitoli, immaginate poi che casino sia se neppure la lingua usata non sia la vostra. Un dramma. Il titolo poi...uff. Mi viene da pensare che forse dovrei imparare un po' di Braille.
Pagine scritte coll'inchiostro simpatico, che di simpatico - diciamocelo sinceramente - non ha niente, dove prima avevi giurato di aver decifrato un periodo, adesso, sotto il calore dei polpastrelli che scorrono tra le righe nel tentativo di fermare parole sfuggenti, è comparso un sinistro "NON" che cambia completamente il senso della frase (che già avevi faticato ad afferrare).
Mi chiedo se anche le mie pagine siano tanto enigmatiche. Non che siano poi molti quelli che si sono presi la briga di presentarsi in biblio a chiedere una copia...Nè che dal canto mio mi sia mai fatto trovare molto spesso sullo scaffale ad aspettare qualche curioso passante. Forse non so davvero come lasciare che qualcuno veda tutto ciò che è nero su bianco: mi sforzo troppo di puntare il dito verso quelle 3 cose che piacciono a me.
Poco, ma pochino davvero, ho pensato a me stesso come un libro bianco...Figuriamoci lasciare che qualcuno potesse scriverci. Troppo spesso invece ho preteso carta immacolata su cui lasciare impronte di marmellata. (Lo so state pensando "Ma che dolce quest'ammisione di colpa, questo pentimento agli occhi di tutti!!!" diciamo verde=ironico) No, è che a dire il vero, dovrei rimettermi un po' sui libri...ristudiare, riperdere altri decimi di vista e ore di sole. Se voglio capire è inevitabile. il linguaggio non può essere svilito, non può essere ignorato o dimenticato. Perchè vedete il linguaggio, l'uso delle parole, ha a che fare col pensiero. Se noi non insegnamo e non impariamo a dirle, le cose non sappiamo neppure farle capire...o ancora peggio, comprenderle. E allora finiremo davvero per essere degli scimmioni che si limitano al cartone e alla plastica senza sentire il leggero solletico della cellulosa sotto l'indice...Mai nessuno avrebbe scelto le parole giuste, quelle che poi sono risalite lungo l'indice dalla carta per fermarsi sul tuo modo di sorridere o di piangere. Mai nessuno avrebbe pescato quella combinazione di sillabe che poi oggi tu puoi usare per dare una forma al tuo colore.
(e poi chissà, a forza di scorrere e riscorrere le righe, magari il "NON" scompare...oppure ne compare un altro accanto: si sa, doppia negazione afferma. Oppure un semplice NON E' DETTO, o ancora un FORSE. I forse sono i più tremendi però, quelli sì che sono difficili da fermare sulle pagine, ed è inutile premere più forte col dito, non puoi che fidarti della tua prima impressione)
Sono curioso. Che le ricordi o meno le incisioni che ci sono qui, le mie...le ho già assaporate. No no...la mia curiosità è rivolta verso le vostre. Non sono un bravo lettore...non quanto magari ci tengo ad apparire o quanto forse qualcuno mi ritiene tale. Qualche libretto l'ho sfogliato sì: ho sfilato la copertina colorata e non mi sono limitato alle figure...Probabilmente questo è già molto di più di quanto diversi altri facciano. Ma non basta.
Ci sono tomi che non riesco neppure ad aprire...figuriamoci a leggerli. Pagine fitte fitte di caratteri bizzarri, lettere che si confondono e non sembrano mai due volte comporre le stesse sentenze. Già è tremendamente arduo aprire una pagina a caso e sforzarsi di capire la trama, le avventure passate, ridare un senso logico ai capitoli, immaginate poi che casino sia se neppure la lingua usata non sia la vostra. Un dramma. Il titolo poi...uff. Mi viene da pensare che forse dovrei imparare un po' di Braille.
Pagine scritte coll'inchiostro simpatico, che di simpatico - diciamocelo sinceramente - non ha niente, dove prima avevi giurato di aver decifrato un periodo, adesso, sotto il calore dei polpastrelli che scorrono tra le righe nel tentativo di fermare parole sfuggenti, è comparso un sinistro "NON" che cambia completamente il senso della frase (che già avevi faticato ad afferrare).
Mi chiedo se anche le mie pagine siano tanto enigmatiche. Non che siano poi molti quelli che si sono presi la briga di presentarsi in biblio a chiedere una copia...Nè che dal canto mio mi sia mai fatto trovare molto spesso sullo scaffale ad aspettare qualche curioso passante. Forse non so davvero come lasciare che qualcuno veda tutto ciò che è nero su bianco: mi sforzo troppo di puntare il dito verso quelle 3 cose che piacciono a me.
Poco, ma pochino davvero, ho pensato a me stesso come un libro bianco...Figuriamoci lasciare che qualcuno potesse scriverci. Troppo spesso invece ho preteso carta immacolata su cui lasciare impronte di marmellata. (Lo so state pensando "Ma che dolce quest'ammisione di colpa, questo pentimento agli occhi di tutti!!!" diciamo verde=ironico) No, è che a dire il vero, dovrei rimettermi un po' sui libri...ristudiare, riperdere altri decimi di vista e ore di sole. Se voglio capire è inevitabile. il linguaggio non può essere svilito, non può essere ignorato o dimenticato. Perchè vedete il linguaggio, l'uso delle parole, ha a che fare col pensiero. Se noi non insegnamo e non impariamo a dirle, le cose non sappiamo neppure farle capire...o ancora peggio, comprenderle. E allora finiremo davvero per essere degli scimmioni che si limitano al cartone e alla plastica senza sentire il leggero solletico della cellulosa sotto l'indice...Mai nessuno avrebbe scelto le parole giuste, quelle che poi sono risalite lungo l'indice dalla carta per fermarsi sul tuo modo di sorridere o di piangere. Mai nessuno avrebbe pescato quella combinazione di sillabe che poi oggi tu puoi usare per dare una forma al tuo colore.
(e poi chissà, a forza di scorrere e riscorrere le righe, magari il "NON" scompare...oppure ne compare un altro accanto: si sa, doppia negazione afferma. Oppure un semplice NON E' DETTO, o ancora un FORSE. I forse sono i più tremendi però, quelli sì che sono difficili da fermare sulle pagine, ed è inutile premere più forte col dito, non puoi che fidarti della tua prima impressione)
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